Il burro di karitè è ricavato dai semi del
“butyrospermum parkii”
appartenente alla famiglia delle saponacee,
un albero alto fino a 20 metri. Il frutto è costituito
da un leggero strato carnoso e commestibile, che presto
secca e rimane sul terreno, mentre la noce contenuta all'interno
è la parte utile per la produzione del burro. Nei
paesi di origine, quali l’alto Senegal, Costa d’avorio,
Benin fino a Sudan e alto Nilo è utilizzato a scopi
alimentari (surrogato del burro di cacao) mentre da noi
è utilizzato nella fitocosmesi. Il burro di karitè
protegge la pelle dal sole, vento e salsedine; notoriamente
chiamato “albero della giovinezza” dona giovamento
all’epidermide quando questa subisce tali aggressioni.
Grazie alle vitamine A-B-E-F agisce sul trofismo cutaneo
causato da fattori ambientali e dall’età che
avanza.
Esistono diversi metodi di estrazione:
Il metodo tradizionale Le mandorle sono
schiacciate, tostate, impastate in acqua bollente.ottenendo
del burro di karité artigianale (il burro e le sostanze
impure si dividono). Il caldo altera un po' le sue qualità..
L'estrazione per pressione a freddo Le
mandorle sono tritate in mortai ed essiccati al sole; l'emulsione
ottenuta viene successivamente bollita per fare affiorare
la parte grassa, ad una temperatura inferiore a 80°C.
Questo metodo meccanico non permette di estrarre la totalità
del burro nella noce ma è il metodo che permette
di avere un’ottima qualità di burro in quanto
i principi attivi rimangono inalterati. L'estrazione
con solvente Le mandorle stritolate sono immerse
in un solvente, l’ hexane il quale, una volta evaporato
si procede al recupero del burro. Questo metodo è
più redditizio ma il karité ottenuto è
di qualità inferiore.
Burro di karitè componenti: acidooleico 60-70%,
acido stearico 15-25%, acido linoleico
5-15%, acido palmitico 2-6%.
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